Ognuno al suo posto

Mi piace starti vicino, guardarti negli occhi e non dire nulla. Respirare i nostri silenzi e sapere che valgono più di mille parole. Occhiate scambiate in mezzo agli altri, sorrisi trattenuti e finta formalità.  

Arrivi e stai per farmi una battuta, ma poi ti accorgi che non sono sola. Così fingi e ti inventi un messaggio per qualcuno. Io dissimulo, spengo la curiosità di chi mi è vicino e sminuisco tutto.

Ogni volta ci ritroviamo a pochi centimetri e restiamo lì, consci del limite insuperabile che deve dividerci.

Pensieri che si intrecciano ma corpi che si allontanano.

 E sempre il tuo sguardo, che sento addosso quando vado via, che mi accarezza la schiena e mi scalda l’anima.

Sei il brivido che rompe la mia routine, il piacere di giocare, stuzzicare e rincorrersi

Provochi, sapendo che mai accadrà nulla. Il nostro confine è netto, forse per questo non ci lasciamo andare.

Ma tutto questo è solo nella mia mente. Ho visto segnali dove, invece, c’era semplice ironia. Mi sono fatta dei film, sicuramente tu nemmeno ti accorgi se ci sono. Non risparmi battute ad altre persone, figuriamoci se non lo fai anche con me.

Certo, fa piacere ricevere un complimento, ma è di serie, non certo tagliato su misura per me.

Allora prendiamola per quello che è, una boccata di aria fresca che nulla toglie e nulla cambia nel rapporto con martirio. Ho una famiglia e la testa sulle spalle, nulla può scalfire il mio equilibrio.

Sono certa delle scelte fatte e continuo sulla mia strada, ogni tanto ridiamo insieme, ma finisce lì.

E poi ci ritroviamo da soli in una stanza, la convinzione che per te sia solo un gioco si frantuma.

Finiamo sempre vicini, troppo vicini.

E come fai a non sentire la tensione che si crea tra noi due? Non ci credo, anche tu la senti. Anche tu mi cerchi tra la folla. Anche a te fa piacere incontrarmi al mattino, il bacio che mi mandi se non ti vede nessuno, non è solo un vezzo.

Ci sfioriamo senza mai toccarci.

In tutto questo tempo non c’è mai stato nulla, sappiamo stare al nostro posto. Vicini

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Dare i numeri

Mi piacciono i numeri.

Ma non si tratta solo di numeri preferiti o antipatici (che già qua… pensare che un numero possa essere antipatico… vabbè, lasciamo stare).Mi piace trovare affinità, coincidenze, collegamenti. Poi finisce tutto lì, non mi interessa giocarli al lotto e alle coincidenze credo come gioco.

Esempio pratico. Enne è nato il giorno 15. Io sono nata il 9 e il martirio il giorno 6.

9+6=15

7 ed 11 sono i miei numeri preferiti. Mentre il 12 lo evito come la peste.

 

Alle elementari ho “scoperto” (le virgolette sono d’obbligo, perché magari già qualcuno centinaia di anni fa l’aveva studiato) un giochetto da fare con le addizioni e pensavo che sarebbe stata una rivoluzione copernicana. Già mi vedevo vincitrice di un Nobel!

Peccato non aver mai capito come renderlo utile.

Per ora ci gioco.

E’ semplice semplice (disse la prof. davanti al teorema di Euclide)

Prendiamo un’addizione qualsiasi, che ne so

18+23 = 41

Sommiamo il risultato fino ad ottenere un numero compreso da 1 a 9

18+23 = 41, il risultato (41) non è compreso da 1a 9, quindi sommiamo  4+1 =5

Ok, ora sommiamo le singole parti dell’addizione, fino ad ottenere un numero compreso da 1 a 9

1+8+2+3  = 14 —>  1+4 =5

O anche

(1+8) + (2+3) = 9+5 =14 —> 1+4 =5

Sempre 5, come la somma del risultato.

Funziona sempre!!!!

  • 33+55= 88 —> 8+8 = 16  —> 1+6= 7
  • (3+3)+(5+5) = 6 + 10= 16 —> 1+6=7

Il fratello ingegnere, quando tutta orgogliosa gli mostrai sto giochetto, ha ribattuto “enbè???!!!” Enbè niente, giochiamo!

Poi ho conosciuto la mia amica Nene, che mi ha introdotto nel magico mondo delle targhe (lei scafata e donna di mondo, mi ha aperto gli occhi su cose fondamentali, tipo “come organizzare weekend e vacanze con l’obiettivo di presenziare a più sagre possibili” con tanto di planner su carta).

Il gioco delle targhe mi ha tenuto compagnia per 5 anni, mentre l’aspettavo alla fermata del pullman. Anche quando le nostre strade si sono divise, non ho smesso di osservare attentamente macchine, motorini, pullman…. Per trovare l’accoppiata vincente o –sommo gaudio- il doppio zero o tre numeri simili

11 (letto uno uno): batti sul muro ed incontri qualcuno (e con nonchalance, cercare un muretto da colpire, sperando poi di incrociare il tipo carino di cui ero cotta)

22: le mie labbra sulle sue (il mio preferito, nel pieno della tempesta ormonale)

33: lui pensa a te (ovvio, a cos’altro deve pensare???)

44: lui pensa ad altro (maledetto, come osi?!)

55= l’amore vince (staremo insieme per sempre)

66= lui pensa a lei (stra maledetto, se ti incrocio ti meno)

77= corna perfette (di male in peggio. Ti ammazzo!)

88= amore cotto (e non fate i pignoli, dicesi licenza poetica, gnurant! Le rime non son mica facili!)

99 = non mi servono prove (lo so che mi ami, anche se non sai chi sono)

00 = esprimi un desiderio oppure 3 numeri uguali (per es. 222 = esprimi un desiderio)

Ah cara la mia Nena, quante cose mi hai insegnato!!!IMG_20160317_121730[1]

8 Marzo

Sfondo Japan.JPGStupidaggine, contano gli altri 364 giorni, mica solo un giorno all’anno

Da sceme, ho visto cose… non aspettano altro che uscire questa sera per fare le deficienti, le oche, sembrano possedute. Robe da matti.

Messaggi mielosi, “le donne se cadono si rialzano, sono forti anche se piangono, siamo fortissime. Inoltralo alle donne straordinarie che conosci” …

Odio la mimosa, mi fa proprio schifo l’odore. Se mio marito/compagno/fidanzato me ne porta un rametto, glielo faccio mangiare!

 

Ed io che cosa penso?

Mà e Pà mi hanno traumatizzato fin dalla più tenera età, raccontandomi l’origine di questa festa, basandosi su (cit. Wikipedia):

(…) fantasiose versioni, che iniziarono a circolare nel secondo dopoguerra, secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York,, facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l’incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori (123 donne e 23 uomini, in gran parte giovani immigrate di origine italiana ed ebraica). Nonostante le ricerche effettuate da diverse femministe tra la fine degli anni settanta e gli ottanta abbiano dimostrato l’erroneità di queste ricostruzioni, le stesse sono ancora diffuse sia tra i mass media che nella propaganda delle organizzazioni sindacali.

Cose da farmi venire gli incubi per anni, altro che festa!

Però le mimose mi son sempre piaciute, peccato che dopo qualche giorno imputridiscano e diventino veramente orribili. Ho svangato i maroni ai miei genitori per anni perché piantassero un albero di mimose in giardino. Per fortuna non mi hanno mai dato retta, visto le temperature che ci sono in ‘sto periodo!

Quand’ero gggiovine uscivo a mangiare una pizza con le amiche e ci siamo sempre divertite tanto. Ma mi irritavano tutte quelle donne che urlavano e sembrano non aver mai visto un bel kiul maschile.

Però, in generale, tutte le manifestazioni “eccessive” mi danno fastidio. Che poi, eccessivo per me. Magari è solo un po’ fuori dalle righe.

Quindi, a me fa piacere che ci sia una festa delle donne. La trovo utile per fermarmi un attimo e fare il punto. Non è che le cose stiano andando proprio bene.

Nel mondo del lavoro siamo ancora discriminate. A parità di competenze, viene generalmente scelto un uomo (lo so, ora inizierò una serie di luoghi comuni, ma secondo me veri). Io sono stata fortunata. Dopo la prima gravidanza, mi è stato offerto un cambio mansione in meglio. Dopo la seconda gravidanza, non è cambiato nulla. Però lavoro a tempo pieno e so che se chiedessi il part-time, non sarebbe visto di buon occhio. Il lavoro mi piace, i miei figli non li lascio sotto ad un ponte, quindi si fa.

Non passa giorno che non si sentano notizie di femminicidio o violenze varie. E qui mi sento una grande responsabilità sulle spalle: come sto crescendo i miei figli? Gli sto insegnando che uomo e donna sono alla pari, che non ci sono mestieri da donna, che le pulizie in casa non le fa solo la mamma?

Ci sto provando.

Ho sempre lasciato Enne ed Esse liberi di giocare con cosa gli pare: pentole, bambole, auto… Anche se mi scontro con il martirio che è ancorato a vecchi retaggi. Ma si sta sforzando.

Enne adorava il colore rosso. Ora non più, perché all’asilo gli hanno detto che è un colore da femmine. E allora via, parto con la spiegazione che non esistono colori da maschio o da femmine. Cito esempi, gli mostro foto…

Posso solo preparare al meglio il terreno e gettare un seme.

I miei figli sono abituati a vedermi fare di tutto in casa, compreso usare il trapano (che soddisfazione!). Le mie amiche mi hanno detto “Povera la tua futura nuora. Se Enne ed Esse avranno te come metro di paragone… auguri!”

Ma a me non interessa come saranno le loro compagne (o compagni). Potrebbero benissimo essere persone impedite con il fai da te, per esempio. Ma vorrei che fosse un disinteresse, non “sono una donna e quindi è ovvio che non sappia usare un cacciavite”.

La strada è lunga ma sono fiduciosa.

Buona festa donne!!!

Ma si scrive prima il post e poi il titolo, o viceversa?

Iniziamo bene!

Perché un blog? Premesso che -per ora- non ho intenzione di divulgarne l’esistenza (tranne che alla mia amichissima Nena). Quindi penso sia per tenere una sorta di diario, dove posso scrivere quello che mia pare, senza dovermi preoccupare se qualcuno si offende.

Ma procediamo con ordine. Chi sono? Da dove vengo? Dove vado?

No, quello era il quadro di Gauguin (più o meno)

Sono, in ordine alfabetico, così non mi vengono pare psico menate tipo a cosa do più importanza:

  • amica (di pochi ma buoni),
  • attenta e curiosa
  • calma (a detta dei colleghi “non perdi mai la pazienza”. Ecco, appunto, non sfidare la sorte continuando a fare cassate per vedere che succede. Non vinci nulla se poi esplodo)
  • con una memoria di ferro, che però mi fa emergere ricordi nei momenti più impensati, di solito non quando servono,
  • diplomatica, ma ci sto lavorando, lo giuro. Inizio a starmi sulle palle da sola, sempre lì a non urtare nessuno, anche se nella mia testa urlo le peggio cose
  • figlia (di mà e pà, che se non ci fossero dovrebbero inventarli e -soprattutto – santi subito. W i nonni)
  • madre (di Enne ed Esse, due maschietti di 4 e 2 anni), maniaca, ho delle “piccolissime” manie come tutti. Chi non ha un cuscino con dei fiori stampati, da mettere CATEGORICAMENTE con il gambo in giù? Altrimenti i fiori sono sottosopra (e se non c’è il gambo stampato, osservare attentamente la trama per capire dove potrebbe stare)… grazie mà!
  • moglie del mio adorato martirio (no, non è un errore di digitazione),p
  • paziente (soprattutto con la pazza famiglia del martirio)
  • ripiegata (sarebbe impiegata, ma visto quanto e come mi assorbe il lavoro…)
  • sorella (di un ingegnere… e ho detto tutto),
  • viaggiatrice (purtroppo con la fantasia, per ora)
  • autoironica (si era capito? E lo so che la A non sta dopo la V… è il mio blog e faccio come mi pare!)

*Nota da madre: Enne a casa con la febbre. Influenza fatta a carnevale. Speriamo sia solo un po’ di debolezza. Non si ammala mai, ma quando succede…. se poi aggiungiamo brutto tempo nel weekend… Help.