Buoni propositi

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In ordine sparso:

  • urlare meno con in bambini. Non serve a nulla, loro ci stanno male ed è solo uno sfogo mio che non porta a nulla. Ok, capita poche volte, ma non va bene.
  • Pensare alla mia salute. Non sto bene e devo prendere del tempo per me. Sento di essere al limite. E se mi fermo io, son cazzi per tutti!
  • Mettermi lo smalto almeno una volta al mese.
  • Continuare a credere che “chiusa una porta, si aprirà un portone”. Ma crederci veramente, anche quando la realtà mi fa vacillare.
  • Farmi il tatuaggio che da due anni ho, più o meno, in testa.
  • Dimagrire
  • … Aspetta che sto ancora ridendo per l’ultimo punto. No, dai, non posso continuare così. Mi faccio schifo, sto lontana da ogni superficie riflettente. Quando riguardo le mie ultime (poche per fortuna) foto, non mi riconosco. Non so più cosa indossare. Insomma, è una tragedia e voglio cambiare.
  • Uscire, fare delle gitarelle, vedere cose. Combattere la pigrizia/stanchezza che mi piglia nel weekend e andare da qualche parte. Non dico mica di spendere soldi, mi basta anche un giro in centro. A costo di drogarmi per avere le forze, voglio andare a spasso con i mie bambini.
  • Stare con il martirio. Ritornare ad essere due adulti, non solo mamma e papà.
  • Riprendere a cucinare per piacere, non solo per nutrirsi.
  • Avere cura dei miei genitori.
  • Coccolare tanto i miei cani.
  • Dedicarmi al giardinaggio.
  • Spendere il mio tempo solo con chi se lo merita davvero.
  • Ricordarmi che ho tante qualità e dirlo non significa montarsi la testa, ma riconoscere che sono brava in qualcosa.
  • Assaporare gli istanti

Il Natale che vorrei…

Svegliarsi con calma il 25, sperando che anche S sia d’accordo, e non mi butti giù alle 6 del mattino, ullulando “mamma fame e Snoopy”. Cioè, madre nutrimi e dopo andiamo a vederci il film di Snoopy che, per carità, è proprio un bel cartone, ma alle 6.30 am vorrei dormire.

Fare colazione e quando anche N si unisce a noi, andare a vedere se Babbo Natale ha lasciato qualcosa. Mentre sento N alzarsi, cercare di capire, anche solo dal modo in cui apre la porta di camera sua, se le congiunture astrali sono favorevoli, oppure c’è Saturno contro.

Cercare di fissare nella memoria la gioia, lo stupore e le bocche spalancate dei bimbi quando si accorgono dei regali sotto l’albero.

Inizia lo smistamento dei pacchi. Come ogni anno sono tanti ma mi giustifico pensando che, al di fuori del Natale e del compleanno, non gli prendo mai nulla.

Ovviamente S. vuole i regali di N. e viceversa. Caccia alle batterie per mettere in funzione i vari giocattoli. Il martirio che si diverte come un bimbo a capire il funzionamento e a fare le prove con i due briganti. Le lucine accese anche se è giorno, i biscotti ai cani, perché è Natale anche per loro. Messaggi e telefonate.

Trovarsi a pranzo con la voglia di ridere e stare insieme.

I bimbi a nanna, o almeno uno a nanna ed uno davanti ad un film. Due coccole al martirio.

Cioccolata calda, passano i nonni per gli auguri. Arriva sera e, perché no, un idromassaggio tutti insieme. Cena, risate, qualche urlo, dai bimbi è ora di andare a letto.

Svenire sul cuscino e pensare che è stato un Natale magnifico.

E invece…

Sveglia alle 7, o anche prima. Prepara il necessario per il viaggio (in primis viveri per il viaggio e per i 2 gg da mia suocera: panini, frutta e verdura pronta da sgranocchiare, snack dolci e salati, succhi di frutta, acqua… 8 ore tra andata e ritorno non son proprio una passeggiata) verso le 7.30 inizio a buttare giù i bimbi dal letto, apertura dei regali, loro che vogliono giocare ed io che metto fretta perché se non partiamo entro le 9, col cavolo che a pranzo siamo lì. Vestizione, carica valige e bimbi in macchina, pianti ed urla perché vogliono portarsi i nuovi giocattoli. Io che mi inervosisco e mi parte la malinconia perché penso che non è così che vorrei passare il Natale. Sicuramente dimentico qualcosa, spero nulla di essenziale. Sono già le 9.10 e dobbiamo ancora uscire dal cancello di casa. Roby che mette il muso. Bon, chiudo tutto e via, prendo l’autostrada, piede sull’acceleratore e fissa sui 130, speriamo non ci sia nebbia. Silenzio in auto, i bimbi che si addormentano, Roby che si guarda il cellulare, io persa nei miei pensieri, e come ogni anno, mi chiedo perché.

Di tuffi, altalene e pedalate in bicicletta

Estate strana questa qua.

Per vari motivi siamo rimasti a casa durante le nostre 2 settimane di ferie.

La prima settimana, per me, è stata un delirio. Ho passato tutto il tempo a fare lavatrici, raccogliere vestiti sporchi lasciati ovunque (con conseguenti urla beduine, al martirio in primis), pensare e preparare pranzi/cene/merende/colazioni…

Ad un certo punto ho sperato che mi chiamassero per tornare in ufficio (cosa praticamente impossibile) perché ormai ero del tutto sclerata. E, quindi, si è aggiunto pure il senso di colpa “sei una madre di medda, visto che preferisci lavorare, invece di passare del tempo con i tuoi figli”. Amen!

A questo aggiungiamo l’eccitazione di Enne per avere mamma e papà a casa, manifestata con lune assurde, urla e comportamenti da perfetto adolescente…. Di 5 anni!

E vuoi che Esse sia da meno? Silenzioso come un ninja, non ha perso occasione per fare qualche marachella ed attirare l’attenzione.

Per fortuna, la seconda settimana è andata meglio, aggiunto un cesto della biancheria sporca in posizione strategica, sono diminuiti i panni sporchi ed è aumentata la mia pazienza. Siamo riusciti a fare una gitarella al Lago di Levico, abbiamo passato tanto tempo insieme, loro in piscina ed io in giardino (in costume proprio no), me li sono goduti tutti, cani compresi.

E voglio fissare dei ricordi per non dimenticare che, alla fine, sono state delle belle vacanze

Enne che ha imparato a tuffarsi, che adora stare in acqua e sbatte le gambe dicendomi “mamma, mamma, guarda, so nuotare!”. Che si immerge e resta sotto per un tempo interminabile, tanto che ogni volta mi prendo un coccolone. E più lo guardo e più penso che non può essere lo stesso bambino che 6 mesi fa non ha voluto frequentare il corso di nuoto. Ma sono certa che se ci riprovassimo, sarebbe la stessa identica storia. Quindi, pazienza, gli piace l’acqua e va bene così.

Esse che ha scoperto l’altalena. Ci sale su, ti chiama perché lo spingi, ma “oce mamma” (veloce mamma) e non basta mai. Io lo spingo in su e mi aspetto di vederlo scivolare e farsi un tuffo in piscina, che si trova proprio di fronte l’altalena. Ma invece torna indietro e non vuole più scendere.

Anche N ha iniziato ad apprezzare l’altalena e si diverte un sacco, meglio tardi che mai!

Le passeggiate in bicicletta, sempre troppo poche per i miei gusti. Soprattutto quella per andare a prenderci un gelato, con N in sella alla sua bici. Tutto orgoglioso e attento alla strada.

Il mio bambino cresce, non ha più i tratti da bimbo piccolo. E non è facile lasciarlo andare

Una cena con un’amica speciale, a casa sua, che per i miei bambini è diventata la casa magica. Una serata meravigliosa, dove tutto era perfetto. Stare così bene che vorresti solo il tempo si fermasse.IMG_20160828_180606

.. cadremo ballando-o-o..”

In realtà sono caduta sulla scala di casa, di kiul. E solo su tre gradini.

Ma ne ho fatti di danni. E si conferma la mia caratteristica: se devo fare qualcosa, la faccio bene altrimenti non la faccio (come mi hanno ripetuto allo sfinimento i miei genitori. Ed io, pirla ad inseguire la perfezione. Bastava dicessi “Ok, allora non lo faccio”. Quanti anni di sofferenze mi sarei risparmiata)

Fratture a vari ossicini della caviglia +Frattura del piatto tibiale + Frattura del perone.

Praticamente come se fossi caduta sciando. E pensare che non mi metto gli sci ai piedi per paura di farmi male!

Dal 18 Aprile sono in stato di quasi immobilità. Quasi, perché in realtà cammino e faccio le scale. Ma non dovrei, lo so.

Oggi sono tornata in ufficio. Il mio capo aveva un sorriso da orecchio ad orecchio. Mi ha presentato un crono programma sulle attività urgenti da svolgere. Sono già in ritardo di un giorno, perché lui ha sbagliato i conti e pensava tornassi ieri. Ma vuoi modificare il file?! Giammai! Pedalare!!!!

La prima settimana avevo il martirio a casa perché i miei genitori erano in ferie. Per fortuna è arrivato il lunedì e quindi il mio lui è tornato a lavorare.

Sono ingrata, ma cavolo come è riuscito a farmi girare le balle! Se ti dico la sequenza su come fare qualcosa, seguila. Ma figuriamoci, lui non si fida (di me!!!!) o vuole sperimentare. Ma cass, sperimenta un’altra volta, non alle 8.30 di sera con i bimbi che ululano di fame e sono intrattabili.

Niente da fare.

Sono cosciente che ho grossi problemi a mollare il timone. Ma non ho creato questa situazione da sola. Almeno si è reso conto cosa significa stare dietro a più cose. L’ho fotografato mentre giaceva esausto sulla poltrona. Ed era solo mezzogiorno.

Una sera gli chiedo se è stanco e lui “bhè, sì. Vedi tu, star dietro ai bimbi, preparare i pasti, i cani…”

“Ecco, a questa stanchezza aggiungi otto ore in ufficio e avrai la mia giornata tipo!”

Ho imparato che su alcune cose si può soprassedere, ma su altre non cambio idea.

Per fortuna non devo operarmi. Sarà una cosa lunga. E poco si può fare. Pazienza.

Diciamo che l’ho presa come un momento di stop, riprendiamo fiato. Visto che da molti mesi giravo come una trottola impazzita, Qualcuno lassù avrà detto “Ok, se non vuoi fermarti tu, ghe pensi mi!”

Ora il mio obiettivo è riuscire ad andare a Praga. Dal 18 al 20 giugno. I dottori sono molto fiduciosi, quindi voglio crederci.IMG_20160418_180348[1]

Dopo 2 settimane

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Ma la cosa più scocciante sono le punture di Eparina.

Dopo aver spiegato al martirio come farle, iniziamo. Un male cane. Sento l’iniezione, ematomi e quasi lacrime.

“Amore mio, ma la fai tenendo la siringa perpendicolare” Non ho il coraggio di guardare quando la fa.

“Ma certo tesoro caro!”

Dopo una decina di punture, apro mezzo occhio mentre la sta facendo e vedo che la siringa è inclinata male.

“Ma amore mio meraviglioso, non stai tenendo la siringa perpendicolare!”

“Ma certo che è perpendicolare. Guarda qua, è a 90° rispetto il pavimento!”

“Defisciente! Devi tenerla perpendicolare alla mia panza, rispetto al punto dove farai l’iniezione!”

Dopo questo simpatico siparietto, le cose sono andate meglio. Anche se il liquido continua ancora a bruciare e il martirio non è del tutto convinto in merito alla perpendicolarità della siringa.

 

 

Sì, viaggiare…

IMG_20160326_155917Per Pasqua siamo stati a Genova. Partiti venerdì e ritornati domenica.

Enne sta crescendo e diventa sempre più facile gestirlo fuori dagli ambienti domestici/conosciuti. Esse è tutt’altra pasta, quindi non richiede particolari attenzioni.

Perciò, stiamo iniziando a viaggiare con i bimbi. O almeno facciamo delle prove.

Dopo aver portato i cani in pensione (bea vita!) siamo partiti con solo 10 minuti di ritardo sull’orario previsto. Grandi!!!

I bambini si sono addormentati dopo un’oretta e hanno dormito fino all’arrivo. Io non ci credevo e controllavo sempre che stessero ancora respirando!

Traffico tanto, almeno fino a Piacenza (dove ho clamorosamente saltato l’uscita per il metano) poi autostrada scorrevole ma veramente brutta, soprattutto verso Genova. Sembra una statale in mezzo alle case!

Albergo bello e con personale veramente gentile e disponibile. Raramente ho trovato receptionist così carine!

Prima tappa: acquario.

Una cosa che ho imparato quando propongo ad Enne qualsiasi cosa, è di non avere aspettative.

E così è stato.

Giro completo dell’acquario in nemmeno un’ora e mezza. Enne guardava una vasca 3 secondi e poi “dai, andiamo a vederne un’altra”. “Amore mio, guarda che poi finiscono” e chi se ne frega?!

Alla fine “ma mamma, qui ci sono solo pesci!” Ma dai?

Però se gli chiedi qualcosa, ti spiega nel dettaglio cos’ha visto.

Sabato mattina: città dei bambini. E qui abbiamo raggiunto il Paradiso di Enne. Ancora adesso ne parla entusiasta. Ovviamente qualche guerra per andarcene, ma era prevista.

Esse avrebbe voluto gustarsi di più l’acquario, ma –purtroppo- in certe situazioni Enne ha la meglio.

Però anche Esse alla città dei bambini ha avuto il suo bel da fare: poco mancava che si tuffasse nella vasca con gli esperimenti acquatici.

Sabato pomeriggio passeggiata a Nervi. Spettacolare. Complice la giornata di sole, avrei guardato il mare per ore.

Primo viaggio in treno per i bambini: felicissimi e molto bravi!

Sabato sera il martirio mi ha portata a mangiare al ristorante che frequentava quando ha lavorato a Genova. Piccolo particolare che ha omesso: porzioni per giganti!!! Serata perfetta.

Ed è arrivata domenica, ultimo giro al Porto Vecchio. Gelato e via, si ritorna a casa. Per strada non c’era anima viva!

Pensieri sparsi.

  • Avevo scordato quanto bello è viaggiare, ma anche la parte organizzativa. Mi piace un sacco.
  • Ora che abbiamo rotto il ghiaccio, vorrei poterlo fare più spesso. E’ una fonte immensa di stimoli per i bambini
  • E’ bello staccare da casa. Anche se ci sono Enne ed Esse, ho sentito il martirio più vicino
  • Le scenate di Enne sono decisamente gestibili. Mai mi ero interessata del giudizio altrui. E continua questo trend.
  • Martirio ha ancora tanta strada da fare con Enne. Non perché io sia più brava. Ma mi rendo conto che lo capisco meglio. Forse perché in lui riscontro tante mie caratteristiche (poveretto!). Percepisco meglio il suo disagio e mi riesce –non sempre- più facile aiutarlo a superare il momento no.
  • Io e martirio dobbiamo fare un update per adeguarci al nuovo Enne.2
  • I sorrisi di Esse sono contagiosi, ti rallegrano la giornata
  • Esse è curioso e attento a quello che lo circonda.
  • Esse canta sempre. Se non canta, parla –a modo suo. Quindi, quando è sveglio, non sta zitto un attimo!

 

Next stop: Praga a giugno!

Ognuno al suo posto

Mi piace starti vicino, guardarti negli occhi e non dire nulla. Respirare i nostri silenzi e sapere che valgono più di mille parole. Occhiate scambiate in mezzo agli altri, sorrisi trattenuti e finta formalità.  

Arrivi e stai per farmi una battuta, ma poi ti accorgi che non sono sola. Così fingi e ti inventi un messaggio per qualcuno. Io dissimulo, spengo la curiosità di chi mi è vicino e sminuisco tutto.

Ogni volta ci ritroviamo a pochi centimetri e restiamo lì, consci del limite insuperabile che deve dividerci.

Pensieri che si intrecciano ma corpi che si allontanano.

 E sempre il tuo sguardo, che sento addosso quando vado via, che mi accarezza la schiena e mi scalda l’anima.

Sei il brivido che rompe la mia routine, il piacere di giocare, stuzzicare e rincorrersi

Provochi, sapendo che mai accadrà nulla. Il nostro confine è netto, forse per questo non ci lasciamo andare.

Ma tutto questo è solo nella mia mente. Ho visto segnali dove, invece, c’era semplice ironia. Mi sono fatta dei film, sicuramente tu nemmeno ti accorgi se ci sono. Non risparmi battute ad altre persone, figuriamoci se non lo fai anche con me.

Certo, fa piacere ricevere un complimento, ma è di serie, non certo tagliato su misura per me.

Allora prendiamola per quello che è, una boccata di aria fresca che nulla toglie e nulla cambia nel rapporto con martirio. Ho una famiglia e la testa sulle spalle, nulla può scalfire il mio equilibrio.

Sono certa delle scelte fatte e continuo sulla mia strada, ogni tanto ridiamo insieme, ma finisce lì.

E poi ci ritroviamo da soli in una stanza, la convinzione che per te sia solo un gioco si frantuma.

Finiamo sempre vicini, troppo vicini.

E come fai a non sentire la tensione che si crea tra noi due? Non ci credo, anche tu la senti. Anche tu mi cerchi tra la folla. Anche a te fa piacere incontrarmi al mattino, il bacio che mi mandi se non ti vede nessuno, non è solo un vezzo.

Ci sfioriamo senza mai toccarci.

In tutto questo tempo non c’è mai stato nulla, sappiamo stare al nostro posto. Vicini

Dare i numeri

Mi piacciono i numeri.

Ma non si tratta solo di numeri preferiti o antipatici (che già qua… pensare che un numero possa essere antipatico… vabbè, lasciamo stare).Mi piace trovare affinità, coincidenze, collegamenti. Poi finisce tutto lì, non mi interessa giocarli al lotto e alle coincidenze credo come gioco.

Esempio pratico. Enne è nato il giorno 15. Io sono nata il 9 e il martirio il giorno 6.

9+6=15

7 ed 11 sono i miei numeri preferiti. Mentre il 12 lo evito come la peste.

 

Alle elementari ho “scoperto” (le virgolette sono d’obbligo, perché magari già qualcuno centinaia di anni fa l’aveva studiato) un giochetto da fare con le addizioni e pensavo che sarebbe stata una rivoluzione copernicana. Già mi vedevo vincitrice di un Nobel!

Peccato non aver mai capito come renderlo utile.

Per ora ci gioco.

E’ semplice semplice (disse la prof. davanti al teorema di Euclide)

Prendiamo un’addizione qualsiasi, che ne so

18+23 = 41

Sommiamo il risultato fino ad ottenere un numero compreso da 1 a 9

18+23 = 41, il risultato (41) non è compreso da 1a 9, quindi sommiamo  4+1 =5

Ok, ora sommiamo le singole parti dell’addizione, fino ad ottenere un numero compreso da 1 a 9

1+8+2+3  = 14 —>  1+4 =5

O anche

(1+8) + (2+3) = 9+5 =14 —> 1+4 =5

Sempre 5, come la somma del risultato.

Funziona sempre!!!!

  • 33+55= 88 —> 8+8 = 16  —> 1+6= 7
  • (3+3)+(5+5) = 6 + 10= 16 —> 1+6=7

Il fratello ingegnere, quando tutta orgogliosa gli mostrai sto giochetto, ha ribattuto “enbè???!!!” Enbè niente, giochiamo!

Poi ho conosciuto la mia amica Nene, che mi ha introdotto nel magico mondo delle targhe (lei scafata e donna di mondo, mi ha aperto gli occhi su cose fondamentali, tipo “come organizzare weekend e vacanze con l’obiettivo di presenziare a più sagre possibili” con tanto di planner su carta).

Il gioco delle targhe mi ha tenuto compagnia per 5 anni, mentre l’aspettavo alla fermata del pullman. Anche quando le nostre strade si sono divise, non ho smesso di osservare attentamente macchine, motorini, pullman…. Per trovare l’accoppiata vincente o –sommo gaudio- il doppio zero o tre numeri simili

11 (letto uno uno): batti sul muro ed incontri qualcuno (e con nonchalance, cercare un muretto da colpire, sperando poi di incrociare il tipo carino di cui ero cotta)

22: le mie labbra sulle sue (il mio preferito, nel pieno della tempesta ormonale)

33: lui pensa a te (ovvio, a cos’altro deve pensare???)

44: lui pensa ad altro (maledetto, come osi?!)

55= l’amore vince (staremo insieme per sempre)

66= lui pensa a lei (stra maledetto, se ti incrocio ti meno)

77= corna perfette (di male in peggio. Ti ammazzo!)

88= amore cotto (e non fate i pignoli, dicesi licenza poetica, gnurant! Le rime non son mica facili!)

99 = non mi servono prove (lo so che mi ami, anche se non sai chi sono)

00 = esprimi un desiderio oppure 3 numeri uguali (per es. 222 = esprimi un desiderio)

Ah cara la mia Nena, quante cose mi hai insegnato!!!IMG_20160317_121730[1]