Buoni propositi

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In ordine sparso:

  • urlare meno con in bambini. Non serve a nulla, loro ci stanno male ed è solo uno sfogo mio che non porta a nulla. Ok, capita poche volte, ma non va bene.
  • Pensare alla mia salute. Non sto bene e devo prendere del tempo per me. Sento di essere al limite. E se mi fermo io, son cazzi per tutti!
  • Mettermi lo smalto almeno una volta al mese.
  • Continuare a credere che “chiusa una porta, si aprirà un portone”. Ma crederci veramente, anche quando la realtà mi fa vacillare.
  • Farmi il tatuaggio che da due anni ho, più o meno, in testa.
  • Dimagrire
  • … Aspetta che sto ancora ridendo per l’ultimo punto. No, dai, non posso continuare così. Mi faccio schifo, sto lontana da ogni superficie riflettente. Quando riguardo le mie ultime (poche per fortuna) foto, non mi riconosco. Non so più cosa indossare. Insomma, è una tragedia e voglio cambiare.
  • Uscire, fare delle gitarelle, vedere cose. Combattere la pigrizia/stanchezza che mi piglia nel weekend e andare da qualche parte. Non dico mica di spendere soldi, mi basta anche un giro in centro. A costo di drogarmi per avere le forze, voglio andare a spasso con i mie bambini.
  • Stare con il martirio. Ritornare ad essere due adulti, non solo mamma e papà.
  • Riprendere a cucinare per piacere, non solo per nutrirsi.
  • Avere cura dei miei genitori.
  • Coccolare tanto i miei cani.
  • Dedicarmi al giardinaggio.
  • Spendere il mio tempo solo con chi se lo merita davvero.
  • Ricordarmi che ho tante qualità e dirlo non significa montarsi la testa, ma riconoscere che sono brava in qualcosa.
  • Assaporare gli istanti
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Il Natale che vorrei…

Svegliarsi con calma il 25, sperando che anche S sia d’accordo, e non mi butti giù alle 6 del mattino, ullulando “mamma fame e Snoopy”. Cioè, madre nutrimi e dopo andiamo a vederci il film di Snoopy che, per carità, è proprio un bel cartone, ma alle 6.30 am vorrei dormire.

Fare colazione e quando anche N si unisce a noi, andare a vedere se Babbo Natale ha lasciato qualcosa. Mentre sento N alzarsi, cercare di capire, anche solo dal modo in cui apre la porta di camera sua, se le congiunture astrali sono favorevoli, oppure c’è Saturno contro.

Cercare di fissare nella memoria la gioia, lo stupore e le bocche spalancate dei bimbi quando si accorgono dei regali sotto l’albero.

Inizia lo smistamento dei pacchi. Come ogni anno sono tanti ma mi giustifico pensando che, al di fuori del Natale e del compleanno, non gli prendo mai nulla.

Ovviamente S. vuole i regali di N. e viceversa. Caccia alle batterie per mettere in funzione i vari giocattoli. Il martirio che si diverte come un bimbo a capire il funzionamento e a fare le prove con i due briganti. Le lucine accese anche se è giorno, i biscotti ai cani, perché è Natale anche per loro. Messaggi e telefonate.

Trovarsi a pranzo con la voglia di ridere e stare insieme.

I bimbi a nanna, o almeno uno a nanna ed uno davanti ad un film. Due coccole al martirio.

Cioccolata calda, passano i nonni per gli auguri. Arriva sera e, perché no, un idromassaggio tutti insieme. Cena, risate, qualche urlo, dai bimbi è ora di andare a letto.

Svenire sul cuscino e pensare che è stato un Natale magnifico.

E invece…

Sveglia alle 7, o anche prima. Prepara il necessario per il viaggio (in primis viveri per il viaggio e per i 2 gg da mia suocera: panini, frutta e verdura pronta da sgranocchiare, snack dolci e salati, succhi di frutta, acqua… 8 ore tra andata e ritorno non son proprio una passeggiata) verso le 7.30 inizio a buttare giù i bimbi dal letto, apertura dei regali, loro che vogliono giocare ed io che metto fretta perché se non partiamo entro le 9, col cavolo che a pranzo siamo lì. Vestizione, carica valige e bimbi in macchina, pianti ed urla perché vogliono portarsi i nuovi giocattoli. Io che mi inervosisco e mi parte la malinconia perché penso che non è così che vorrei passare il Natale. Sicuramente dimentico qualcosa, spero nulla di essenziale. Sono già le 9.10 e dobbiamo ancora uscire dal cancello di casa. Roby che mette il muso. Bon, chiudo tutto e via, prendo l’autostrada, piede sull’acceleratore e fissa sui 130, speriamo non ci sia nebbia. Silenzio in auto, i bimbi che si addormentano, Roby che si guarda il cellulare, io persa nei miei pensieri, e come ogni anno, mi chiedo perché.

Di tuffi, altalene e pedalate in bicicletta

Estate strana questa qua.

Per vari motivi siamo rimasti a casa durante le nostre 2 settimane di ferie.

La prima settimana, per me, è stata un delirio. Ho passato tutto il tempo a fare lavatrici, raccogliere vestiti sporchi lasciati ovunque (con conseguenti urla beduine, al martirio in primis), pensare e preparare pranzi/cene/merende/colazioni…

Ad un certo punto ho sperato che mi chiamassero per tornare in ufficio (cosa praticamente impossibile) perché ormai ero del tutto sclerata. E, quindi, si è aggiunto pure il senso di colpa “sei una madre di medda, visto che preferisci lavorare, invece di passare del tempo con i tuoi figli”. Amen!

A questo aggiungiamo l’eccitazione di Enne per avere mamma e papà a casa, manifestata con lune assurde, urla e comportamenti da perfetto adolescente…. Di 5 anni!

E vuoi che Esse sia da meno? Silenzioso come un ninja, non ha perso occasione per fare qualche marachella ed attirare l’attenzione.

Per fortuna, la seconda settimana è andata meglio, aggiunto un cesto della biancheria sporca in posizione strategica, sono diminuiti i panni sporchi ed è aumentata la mia pazienza. Siamo riusciti a fare una gitarella al Lago di Levico, abbiamo passato tanto tempo insieme, loro in piscina ed io in giardino (in costume proprio no), me li sono goduti tutti, cani compresi.

E voglio fissare dei ricordi per non dimenticare che, alla fine, sono state delle belle vacanze

Enne che ha imparato a tuffarsi, che adora stare in acqua e sbatte le gambe dicendomi “mamma, mamma, guarda, so nuotare!”. Che si immerge e resta sotto per un tempo interminabile, tanto che ogni volta mi prendo un coccolone. E più lo guardo e più penso che non può essere lo stesso bambino che 6 mesi fa non ha voluto frequentare il corso di nuoto. Ma sono certa che se ci riprovassimo, sarebbe la stessa identica storia. Quindi, pazienza, gli piace l’acqua e va bene così.

Esse che ha scoperto l’altalena. Ci sale su, ti chiama perché lo spingi, ma “oce mamma” (veloce mamma) e non basta mai. Io lo spingo in su e mi aspetto di vederlo scivolare e farsi un tuffo in piscina, che si trova proprio di fronte l’altalena. Ma invece torna indietro e non vuole più scendere.

Anche N ha iniziato ad apprezzare l’altalena e si diverte un sacco, meglio tardi che mai!

Le passeggiate in bicicletta, sempre troppo poche per i miei gusti. Soprattutto quella per andare a prenderci un gelato, con N in sella alla sua bici. Tutto orgoglioso e attento alla strada.

Il mio bambino cresce, non ha più i tratti da bimbo piccolo. E non è facile lasciarlo andare

Una cena con un’amica speciale, a casa sua, che per i miei bambini è diventata la casa magica. Una serata meravigliosa, dove tutto era perfetto. Stare così bene che vorresti solo il tempo si fermasse.IMG_20160828_180606

.. cadremo ballando-o-o..”

In realtà sono caduta sulla scala di casa, di kiul. E solo su tre gradini.

Ma ne ho fatti di danni. E si conferma la mia caratteristica: se devo fare qualcosa, la faccio bene altrimenti non la faccio (come mi hanno ripetuto allo sfinimento i miei genitori. Ed io, pirla ad inseguire la perfezione. Bastava dicessi “Ok, allora non lo faccio”. Quanti anni di sofferenze mi sarei risparmiata)

Fratture a vari ossicini della caviglia +Frattura del piatto tibiale + Frattura del perone.

Praticamente come se fossi caduta sciando. E pensare che non mi metto gli sci ai piedi per paura di farmi male!

Dal 18 Aprile sono in stato di quasi immobilità. Quasi, perché in realtà cammino e faccio le scale. Ma non dovrei, lo so.

Oggi sono tornata in ufficio. Il mio capo aveva un sorriso da orecchio ad orecchio. Mi ha presentato un crono programma sulle attività urgenti da svolgere. Sono già in ritardo di un giorno, perché lui ha sbagliato i conti e pensava tornassi ieri. Ma vuoi modificare il file?! Giammai! Pedalare!!!!

La prima settimana avevo il martirio a casa perché i miei genitori erano in ferie. Per fortuna è arrivato il lunedì e quindi il mio lui è tornato a lavorare.

Sono ingrata, ma cavolo come è riuscito a farmi girare le balle! Se ti dico la sequenza su come fare qualcosa, seguila. Ma figuriamoci, lui non si fida (di me!!!!) o vuole sperimentare. Ma cass, sperimenta un’altra volta, non alle 8.30 di sera con i bimbi che ululano di fame e sono intrattabili.

Niente da fare.

Sono cosciente che ho grossi problemi a mollare il timone. Ma non ho creato questa situazione da sola. Almeno si è reso conto cosa significa stare dietro a più cose. L’ho fotografato mentre giaceva esausto sulla poltrona. Ed era solo mezzogiorno.

Una sera gli chiedo se è stanco e lui “bhè, sì. Vedi tu, star dietro ai bimbi, preparare i pasti, i cani…”

“Ecco, a questa stanchezza aggiungi otto ore in ufficio e avrai la mia giornata tipo!”

Ho imparato che su alcune cose si può soprassedere, ma su altre non cambio idea.

Per fortuna non devo operarmi. Sarà una cosa lunga. E poco si può fare. Pazienza.

Diciamo che l’ho presa come un momento di stop, riprendiamo fiato. Visto che da molti mesi giravo come una trottola impazzita, Qualcuno lassù avrà detto “Ok, se non vuoi fermarti tu, ghe pensi mi!”

Ora il mio obiettivo è riuscire ad andare a Praga. Dal 18 al 20 giugno. I dottori sono molto fiduciosi, quindi voglio crederci.IMG_20160418_180348[1]

Dopo 2 settimane

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Ma la cosa più scocciante sono le punture di Eparina.

Dopo aver spiegato al martirio come farle, iniziamo. Un male cane. Sento l’iniezione, ematomi e quasi lacrime.

“Amore mio, ma la fai tenendo la siringa perpendicolare” Non ho il coraggio di guardare quando la fa.

“Ma certo tesoro caro!”

Dopo una decina di punture, apro mezzo occhio mentre la sta facendo e vedo che la siringa è inclinata male.

“Ma amore mio meraviglioso, non stai tenendo la siringa perpendicolare!”

“Ma certo che è perpendicolare. Guarda qua, è a 90° rispetto il pavimento!”

“Defisciente! Devi tenerla perpendicolare alla mia panza, rispetto al punto dove farai l’iniezione!”

Dopo questo simpatico siparietto, le cose sono andate meglio. Anche se il liquido continua ancora a bruciare e il martirio non è del tutto convinto in merito alla perpendicolarità della siringa.

 

 

Sì, viaggiare…

IMG_20160326_155917Per Pasqua siamo stati a Genova. Partiti venerdì e ritornati domenica.

Enne sta crescendo e diventa sempre più facile gestirlo fuori dagli ambienti domestici/conosciuti. Esse è tutt’altra pasta, quindi non richiede particolari attenzioni.

Perciò, stiamo iniziando a viaggiare con i bimbi. O almeno facciamo delle prove.

Dopo aver portato i cani in pensione (bea vita!) siamo partiti con solo 10 minuti di ritardo sull’orario previsto. Grandi!!!

I bambini si sono addormentati dopo un’oretta e hanno dormito fino all’arrivo. Io non ci credevo e controllavo sempre che stessero ancora respirando!

Traffico tanto, almeno fino a Piacenza (dove ho clamorosamente saltato l’uscita per il metano) poi autostrada scorrevole ma veramente brutta, soprattutto verso Genova. Sembra una statale in mezzo alle case!

Albergo bello e con personale veramente gentile e disponibile. Raramente ho trovato receptionist così carine!

Prima tappa: acquario.

Una cosa che ho imparato quando propongo ad Enne qualsiasi cosa, è di non avere aspettative.

E così è stato.

Giro completo dell’acquario in nemmeno un’ora e mezza. Enne guardava una vasca 3 secondi e poi “dai, andiamo a vederne un’altra”. “Amore mio, guarda che poi finiscono” e chi se ne frega?!

Alla fine “ma mamma, qui ci sono solo pesci!” Ma dai?

Però se gli chiedi qualcosa, ti spiega nel dettaglio cos’ha visto.

Sabato mattina: città dei bambini. E qui abbiamo raggiunto il Paradiso di Enne. Ancora adesso ne parla entusiasta. Ovviamente qualche guerra per andarcene, ma era prevista.

Esse avrebbe voluto gustarsi di più l’acquario, ma –purtroppo- in certe situazioni Enne ha la meglio.

Però anche Esse alla città dei bambini ha avuto il suo bel da fare: poco mancava che si tuffasse nella vasca con gli esperimenti acquatici.

Sabato pomeriggio passeggiata a Nervi. Spettacolare. Complice la giornata di sole, avrei guardato il mare per ore.

Primo viaggio in treno per i bambini: felicissimi e molto bravi!

Sabato sera il martirio mi ha portata a mangiare al ristorante che frequentava quando ha lavorato a Genova. Piccolo particolare che ha omesso: porzioni per giganti!!! Serata perfetta.

Ed è arrivata domenica, ultimo giro al Porto Vecchio. Gelato e via, si ritorna a casa. Per strada non c’era anima viva!

Pensieri sparsi.

  • Avevo scordato quanto bello è viaggiare, ma anche la parte organizzativa. Mi piace un sacco.
  • Ora che abbiamo rotto il ghiaccio, vorrei poterlo fare più spesso. E’ una fonte immensa di stimoli per i bambini
  • E’ bello staccare da casa. Anche se ci sono Enne ed Esse, ho sentito il martirio più vicino
  • Le scenate di Enne sono decisamente gestibili. Mai mi ero interessata del giudizio altrui. E continua questo trend.
  • Martirio ha ancora tanta strada da fare con Enne. Non perché io sia più brava. Ma mi rendo conto che lo capisco meglio. Forse perché in lui riscontro tante mie caratteristiche (poveretto!). Percepisco meglio il suo disagio e mi riesce –non sempre- più facile aiutarlo a superare il momento no.
  • Io e martirio dobbiamo fare un update per adeguarci al nuovo Enne.2
  • I sorrisi di Esse sono contagiosi, ti rallegrano la giornata
  • Esse è curioso e attento a quello che lo circonda.
  • Esse canta sempre. Se non canta, parla –a modo suo. Quindi, quando è sveglio, non sta zitto un attimo!

 

Next stop: Praga a giugno!

Ognuno al suo posto

Mi piace starti vicino, guardarti negli occhi e non dire nulla. Respirare i nostri silenzi e sapere che valgono più di mille parole. Occhiate scambiate in mezzo agli altri, sorrisi trattenuti e finta formalità.  

Arrivi e stai per farmi una battuta, ma poi ti accorgi che non sono sola. Così fingi e ti inventi un messaggio per qualcuno. Io dissimulo, spengo la curiosità di chi mi è vicino e sminuisco tutto.

Ogni volta ci ritroviamo a pochi centimetri e restiamo lì, consci del limite insuperabile che deve dividerci.

Pensieri che si intrecciano ma corpi che si allontanano.

 E sempre il tuo sguardo, che sento addosso quando vado via, che mi accarezza la schiena e mi scalda l’anima.

Sei il brivido che rompe la mia routine, il piacere di giocare, stuzzicare e rincorrersi

Provochi, sapendo che mai accadrà nulla. Il nostro confine è netto, forse per questo non ci lasciamo andare.

Ma tutto questo è solo nella mia mente. Ho visto segnali dove, invece, c’era semplice ironia. Mi sono fatta dei film, sicuramente tu nemmeno ti accorgi se ci sono. Non risparmi battute ad altre persone, figuriamoci se non lo fai anche con me.

Certo, fa piacere ricevere un complimento, ma è di serie, non certo tagliato su misura per me.

Allora prendiamola per quello che è, una boccata di aria fresca che nulla toglie e nulla cambia nel rapporto con martirio. Ho una famiglia e la testa sulle spalle, nulla può scalfire il mio equilibrio.

Sono certa delle scelte fatte e continuo sulla mia strada, ogni tanto ridiamo insieme, ma finisce lì.

E poi ci ritroviamo da soli in una stanza, la convinzione che per te sia solo un gioco si frantuma.

Finiamo sempre vicini, troppo vicini.

E come fai a non sentire la tensione che si crea tra noi due? Non ci credo, anche tu la senti. Anche tu mi cerchi tra la folla. Anche a te fa piacere incontrarmi al mattino, il bacio che mi mandi se non ti vede nessuno, non è solo un vezzo.

Ci sfioriamo senza mai toccarci.

In tutto questo tempo non c’è mai stato nulla, sappiamo stare al nostro posto. Vicini

Dare i numeri

Mi piacciono i numeri.

Ma non si tratta solo di numeri preferiti o antipatici (che già qua… pensare che un numero possa essere antipatico… vabbè, lasciamo stare).Mi piace trovare affinità, coincidenze, collegamenti. Poi finisce tutto lì, non mi interessa giocarli al lotto e alle coincidenze credo come gioco.

Esempio pratico. Enne è nato il giorno 15. Io sono nata il 9 e il martirio il giorno 6.

9+6=15

7 ed 11 sono i miei numeri preferiti. Mentre il 12 lo evito come la peste.

 

Alle elementari ho “scoperto” (le virgolette sono d’obbligo, perché magari già qualcuno centinaia di anni fa l’aveva studiato) un giochetto da fare con le addizioni e pensavo che sarebbe stata una rivoluzione copernicana. Già mi vedevo vincitrice di un Nobel!

Peccato non aver mai capito come renderlo utile.

Per ora ci gioco.

E’ semplice semplice (disse la prof. davanti al teorema di Euclide)

Prendiamo un’addizione qualsiasi, che ne so

18+23 = 41

Sommiamo il risultato fino ad ottenere un numero compreso da 1 a 9

18+23 = 41, il risultato (41) non è compreso da 1a 9, quindi sommiamo  4+1 =5

Ok, ora sommiamo le singole parti dell’addizione, fino ad ottenere un numero compreso da 1 a 9

1+8+2+3  = 14 —>  1+4 =5

O anche

(1+8) + (2+3) = 9+5 =14 —> 1+4 =5

Sempre 5, come la somma del risultato.

Funziona sempre!!!!

  • 33+55= 88 —> 8+8 = 16  —> 1+6= 7
  • (3+3)+(5+5) = 6 + 10= 16 —> 1+6=7

Il fratello ingegnere, quando tutta orgogliosa gli mostrai sto giochetto, ha ribattuto “enbè???!!!” Enbè niente, giochiamo!

Poi ho conosciuto la mia amica Nene, che mi ha introdotto nel magico mondo delle targhe (lei scafata e donna di mondo, mi ha aperto gli occhi su cose fondamentali, tipo “come organizzare weekend e vacanze con l’obiettivo di presenziare a più sagre possibili” con tanto di planner su carta).

Il gioco delle targhe mi ha tenuto compagnia per 5 anni, mentre l’aspettavo alla fermata del pullman. Anche quando le nostre strade si sono divise, non ho smesso di osservare attentamente macchine, motorini, pullman…. Per trovare l’accoppiata vincente o –sommo gaudio- il doppio zero o tre numeri simili

11 (letto uno uno): batti sul muro ed incontri qualcuno (e con nonchalance, cercare un muretto da colpire, sperando poi di incrociare il tipo carino di cui ero cotta)

22: le mie labbra sulle sue (il mio preferito, nel pieno della tempesta ormonale)

33: lui pensa a te (ovvio, a cos’altro deve pensare???)

44: lui pensa ad altro (maledetto, come osi?!)

55= l’amore vince (staremo insieme per sempre)

66= lui pensa a lei (stra maledetto, se ti incrocio ti meno)

77= corna perfette (di male in peggio. Ti ammazzo!)

88= amore cotto (e non fate i pignoli, dicesi licenza poetica, gnurant! Le rime non son mica facili!)

99 = non mi servono prove (lo so che mi ami, anche se non sai chi sono)

00 = esprimi un desiderio oppure 3 numeri uguali (per es. 222 = esprimi un desiderio)

Ah cara la mia Nena, quante cose mi hai insegnato!!!IMG_20160317_121730[1]

8 Marzo

Sfondo Japan.JPGStupidaggine, contano gli altri 364 giorni, mica solo un giorno all’anno

Da sceme, ho visto cose… non aspettano altro che uscire questa sera per fare le deficienti, le oche, sembrano possedute. Robe da matti.

Messaggi mielosi, “le donne se cadono si rialzano, sono forti anche se piangono, siamo fortissime. Inoltralo alle donne straordinarie che conosci” …

Odio la mimosa, mi fa proprio schifo l’odore. Se mio marito/compagno/fidanzato me ne porta un rametto, glielo faccio mangiare!

 

Ed io che cosa penso?

Mà e Pà mi hanno traumatizzato fin dalla più tenera età, raccontandomi l’origine di questa festa, basandosi su (cit. Wikipedia):

(…) fantasiose versioni, che iniziarono a circolare nel secondo dopoguerra, secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York,, facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l’incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori (123 donne e 23 uomini, in gran parte giovani immigrate di origine italiana ed ebraica). Nonostante le ricerche effettuate da diverse femministe tra la fine degli anni settanta e gli ottanta abbiano dimostrato l’erroneità di queste ricostruzioni, le stesse sono ancora diffuse sia tra i mass media che nella propaganda delle organizzazioni sindacali.

Cose da farmi venire gli incubi per anni, altro che festa!

Però le mimose mi son sempre piaciute, peccato che dopo qualche giorno imputridiscano e diventino veramente orribili. Ho svangato i maroni ai miei genitori per anni perché piantassero un albero di mimose in giardino. Per fortuna non mi hanno mai dato retta, visto le temperature che ci sono in ‘sto periodo!

Quand’ero gggiovine uscivo a mangiare una pizza con le amiche e ci siamo sempre divertite tanto. Ma mi irritavano tutte quelle donne che urlavano e sembrano non aver mai visto un bel kiul maschile.

Però, in generale, tutte le manifestazioni “eccessive” mi danno fastidio. Che poi, eccessivo per me. Magari è solo un po’ fuori dalle righe.

Quindi, a me fa piacere che ci sia una festa delle donne. La trovo utile per fermarmi un attimo e fare il punto. Non è che le cose stiano andando proprio bene.

Nel mondo del lavoro siamo ancora discriminate. A parità di competenze, viene generalmente scelto un uomo (lo so, ora inizierò una serie di luoghi comuni, ma secondo me veri). Io sono stata fortunata. Dopo la prima gravidanza, mi è stato offerto un cambio mansione in meglio. Dopo la seconda gravidanza, non è cambiato nulla. Però lavoro a tempo pieno e so che se chiedessi il part-time, non sarebbe visto di buon occhio. Il lavoro mi piace, i miei figli non li lascio sotto ad un ponte, quindi si fa.

Non passa giorno che non si sentano notizie di femminicidio o violenze varie. E qui mi sento una grande responsabilità sulle spalle: come sto crescendo i miei figli? Gli sto insegnando che uomo e donna sono alla pari, che non ci sono mestieri da donna, che le pulizie in casa non le fa solo la mamma?

Ci sto provando.

Ho sempre lasciato Enne ed Esse liberi di giocare con cosa gli pare: pentole, bambole, auto… Anche se mi scontro con il martirio che è ancorato a vecchi retaggi. Ma si sta sforzando.

Enne adorava il colore rosso. Ora non più, perché all’asilo gli hanno detto che è un colore da femmine. E allora via, parto con la spiegazione che non esistono colori da maschio o da femmine. Cito esempi, gli mostro foto…

Posso solo preparare al meglio il terreno e gettare un seme.

I miei figli sono abituati a vedermi fare di tutto in casa, compreso usare il trapano (che soddisfazione!). Le mie amiche mi hanno detto “Povera la tua futura nuora. Se Enne ed Esse avranno te come metro di paragone… auguri!”

Ma a me non interessa come saranno le loro compagne (o compagni). Potrebbero benissimo essere persone impedite con il fai da te, per esempio. Ma vorrei che fosse un disinteresse, non “sono una donna e quindi è ovvio che non sappia usare un cacciavite”.

La strada è lunga ma sono fiduciosa.

Buona festa donne!!!

Ma si scrive prima il post e poi il titolo, o viceversa?

Iniziamo bene!

Perché un blog? Premesso che -per ora- non ho intenzione di divulgarne l’esistenza (tranne che alla mia amichissima Nena). Quindi penso sia per tenere una sorta di diario, dove posso scrivere quello che mia pare, senza dovermi preoccupare se qualcuno si offende.

Ma procediamo con ordine. Chi sono? Da dove vengo? Dove vado?

No, quello era il quadro di Gauguin (più o meno)

Sono, in ordine alfabetico, così non mi vengono pare psico menate tipo a cosa do più importanza:

  • amica (di pochi ma buoni),
  • attenta e curiosa
  • calma (a detta dei colleghi “non perdi mai la pazienza”. Ecco, appunto, non sfidare la sorte continuando a fare cassate per vedere che succede. Non vinci nulla se poi esplodo)
  • con una memoria di ferro, che però mi fa emergere ricordi nei momenti più impensati, di solito non quando servono,
  • diplomatica, ma ci sto lavorando, lo giuro. Inizio a starmi sulle palle da sola, sempre lì a non urtare nessuno, anche se nella mia testa urlo le peggio cose
  • figlia (di mà e pà, che se non ci fossero dovrebbero inventarli e -soprattutto – santi subito. W i nonni)
  • madre (di Enne ed Esse, due maschietti di 4 e 2 anni), maniaca, ho delle “piccolissime” manie come tutti. Chi non ha un cuscino con dei fiori stampati, da mettere CATEGORICAMENTE con il gambo in giù? Altrimenti i fiori sono sottosopra (e se non c’è il gambo stampato, osservare attentamente la trama per capire dove potrebbe stare)… grazie mà!
  • moglie del mio adorato martirio (no, non è un errore di digitazione),p
  • paziente (soprattutto con la pazza famiglia del martirio)
  • ripiegata (sarebbe impiegata, ma visto quanto e come mi assorbe il lavoro…)
  • sorella (di un ingegnere… e ho detto tutto),
  • viaggiatrice (purtroppo con la fantasia, per ora)
  • autoironica (si era capito? E lo so che la A non sta dopo la V… è il mio blog e faccio come mi pare!)

*Nota da madre: Enne a casa con la febbre. Influenza fatta a carnevale. Speriamo sia solo un po’ di debolezza. Non si ammala mai, ma quando succede…. se poi aggiungiamo brutto tempo nel weekend… Help.